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June 13, 2008

Urlare in mezzo al deserto dei tartari

Webdesigner > User Interface Designer > UIX o qualunque altro nome per questo lavoro può andare bene, tanto in assenza totale di regolamentazioni, cambia come cambiano le mode.
Non cambia mai l’atteggiamento in Italia verso questa professione, che io ritengo tale, ma che nella mentalità del settore IT è considerata un estroso e simpatico tappabuchi.
Si cerca di parlare di usabilità, accessibilità, importanza dell’ergonomia degli applicativi, ma ancora non viene capita la differenza tra grafica desktop e “il resto”. Figuriamoci il passettino oltre!
In un mondo sempre più informatizzato, continuo a vedere terribili interfaccie che rendono le operazioni più semplici un’impresa.
Perchè è ritenuto inutile investire sul COME funzionano un device, un programma, basta che funzionino.
I belletti grafici li releghiamo ad ambienti fighetti, per pubblicizzare la moda, il design. NON PER USARE, MA CON LA SOLA FUNZIONE DI ABBELLIMENTO.
Poi però gli stessi che fanno questi ragionamenti, comprano l’ipod e magari il mac, senza accorgersi che è cambiato il nostro modo di approcciarci alle cose, ma ammetterlo e cambiare il modo di lavorare richiede l’investimento di quei due neuroni in più che è meglio usare per scegliere l’auto nuova.
Mi sto anche chiedendo se ha un senso scrivere un blog tecnico in italiano. Quando cerco in giro blog e siti riguardanti questi argomenti, finisco sempre sugli stessi. Mi sembra di essere sola nel deserto dei Tartari. Ma c’è qualcun altro?

Responses to Urlare in mezzo al deserto dei tartari

Condivido in pieno quello che hai scritto.
Io come consulente sw cerco sempre di convincere il cliente che far realizzare l’interfaccia utente ad un esperto è un enorme vantaggio per l’utente finale.
In quei pochi casi in cui sono riuscito risultato finale è stato un vero successo.
Ultimamente mi sono accorto che il modo migliore per realizzare un’applicazione che dia valore all’utente è partire dalla UI (ne parlai tempo fa sul mio blog). Il problema è che i tecnici puri si concentrano troppo sul design interno dell’applicazione dimenticandosi dell’utente finale e per questo si trovano interfacce che non seguono logiche naturali ma sono costrette dall’architettura dell’applicazione.


Left by Emanuele DelBono on June 13, 2008 at 12:01 pm

concordo appieno.
siamo nel nuovo barocco ?


Left by roberto on June 13, 2008 at 12:29 pm

Ehi sono qui, ci sono anch’io! secondo me ti sei inspirata alla scena del film “Io sono leggenda” altro che tartari. A parte gli scherzi, non posso non quotare in pieno quello che dici. Sarà molto dura distruggere questi paradigmi mentali. Non abbiamo scelta se non offrire e far vedere la differenza, insegnare, perseverare e distribuire copie gratuite del libricino “Perché il software fa schifo” di David Platt Ed.Mondadori


Left by Marco Mangia on June 13, 2008 at 12:36 pm

Come non concordate su tutto?


Left by Francesco on June 13, 2008 at 3:39 pm

@Emanuele:
Grazie per il supporto :)
Sto lavorando ad un progetto in cui almeno per l’interfaccia utente è stato messo in pratica proprio il procedimento inverso: bisogni degli utenti > UI > architettura sw. Ciò che ne è emerso è stata un’interfaccia innovativa, che permette attraverso il paradigma del focus in context, di usufruire di una grande mole di informazioni, senza mai “perdersi”. Questo è stato poi utile in fase di disegno dell’architettura e delle funzionalità, perchè erano già state messe in luce le esigenze primarie.

@Marco:
Bello il libro!!
Non lo conoscevo, vedrò di leggerloe pubblicizzarlo un po’ anche io!
Grazie

@Roberto:
Più che nel barocco, direi nel rococò: almeno a cavallo tra ’500 e ’600 ci sono stati grandi autori che hanno lasciato delle opere meravigliose!!


  • Left by TsoDa on June 13, 2008 at 7:22 pm

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